Amore Civile

Dal diritto della tradizione al diritto della ragione

PostHeaderIcon Introduzione di Emma Bonino

Mercoledì 27 Gennaio 2010 21:26 | PDF | Stampa | E-mail

Diritto di famiglia europeo

di Emma Bonino



Il Diritto di Famiglia è una materia in continua evoluzione.
In alcuni Paesi questa evoluzione si identifica con l'oggettivo riconoscimento di maggiori diritti acquisiti dalle parti deboli e, in particolare, dai minori e dalle donne. In altri consiste nell'aggiornamento delle leggi, da parte del legislatore, al progresso culturale e sociale delle nazioni.
Si pensi, ad esempio, al mutamento della considerazione e della tutela del minore, che si è sviluppato per tutto il corso del ventesimo secolo. In origine vi erano lavoro minorile, sanzioni penali simili a quelle previste per gli adulti, punizioni corporali nella scuola, potestà dei datori di lavoro cui i minori erano affidati come apprendisti, funzioni genitoriali intese come esercizio del potere, scarsa considerazione del minore come persona; oggi vi sono norme per tutelare l'infanzia e l'adolescenza, diritto penale minorile, divieto - anche per i genitori - di infliggere punizioni non rispettose della dignità del minore, riconoscimento della centralità dell'interesse del minore nella famiglia e nella società.
Il legislatore ha dovuto adeguare costantemente le leggi al progresso civile, giungendo sempre più a perfezionare la tutela del minore, sia sulla base di principi ed idee, sia per la spinta dei mutamenti culturali intervenuti nella società.
Allo stesso modo, se una società patriarcale fondata su di un'economia rurale incorporava norme rigide ed assenza di spazi di libertà in tema di matrimonio ed indissolubilità del vincolo, nonché in ordine al ruolo della donna, ben diversa è la situazione che si è creata a seguito del progresso economico e civile, che rende angusti ed inaccettabili tali spazi per individui in grado di operare scelte e desiderosi di divenire artefici del proprio destino.
Quanto più velocemente la società si evolve, tanto più la legge deve essere in grado di recepirne le necessità di cambiamento. Se ciò non avviene entro i tempi fisiologicamente necessari, si determinano scompensi e contraddizioni, che il cittadino avverte come paradossi e privazioni di libertà.
Il Diritto di Famiglia può essere considerato un fondamentale indicatore della volontà e capacità del legislatore di essere al passo con i tempi e di interpretare la funzione democratica della legislazione, che deve essere esercitata al servizio ed in funzione del cittadino.
Alcuni recenti casi esemplari in Europa. Negli ultimi mesi il parlamento svedese ha approvato la legge sul matrimonio tra persone dello stesso sesso, modificando il precedente regime che prevedeva, per le stesse, una diversa tipologia di unione legale; in Francia il Governo ha presentato un nuovo progetto di legge sull'adozione, mentre il Senato ha iniziato ad esaminare un progetto di legge che legalizza, a certe condizioni, la maternità surrogata; nel Regno Unito la giurisprudenza inglese è intervenuta per innovare gli accordi di divorzio.
In Italia, invece, tutto è fermo.
La legge regolatrice del divorzio esiste, nella forma attuale, dal 1987.
I figli continuano a distinguersi ed essere qualificati legittimi, naturali ed incestuosi, come nel 1975, e la moglie ancora aggiunge al proprio cognome quello del marito (per i figli, il testo unico sul doppio cognome è attualmente all'esame della Camera).
In Italia la potestà genitoriale è ancora tale e non è divenuta "responsabilità" come altrove.
Nel nostro Paese manca una qualsiasi legge sul testamento biologico e la legge 40, benché emendata dalla Corte Costituzionale, è ancora la più arretrata e proibizionista del mondo occidentale.
Mentre in tutti gli altri Paesi le coppie non matrimoniali trovano riconoscimento dei loro diritti, in Italia esse sono ancora entità fantasma, le quali esistono, ma non esistono per il diritto.
Il "gap" con l'Europa è evidente.
Le uniche riforme che sono state realizzate riguardano l'adozione (2001) e l'affidamento dei figli nella separazione e nel divorzio (2006), perché, pur rientrando nel diritto di famiglia, non erano direttamente collegate ai "tabù" che frenano qualsiasi progresso.
Anche in questi campi, tuttavia, le lacune sono evidenti. La mediazione familiare, altra realtà largamente affermata in Europa, viene negata in Italia, dove alle coppie che si separano vengono offerte "armi" per alimentare il conflitto e non rimedi per risolverli, come se si volesse rendere il più possibile arduo e sofferto lo scioglimento del legame matrimoniale, fino a disincentivarlo del tutto.
Le statistiche dimostrano che il matrimonio tradizionale è in costante diminuzione. Questo dato è spiegato con difficoltà di carattere economico ma non solo: l'immutabilità del matrimonio, la sua rigidità ed unicità (come modello proposto) costituiscono altrettanti fattori che determinano il crescente sfavore.
In Francia, il ricorso ai PACS risulta in aumento ed hanno una percentuale di scioglimento inferiore a quella dei matrimoni.
Ben venga, pertanto, l'iniziativa delle Commissioni per la Riforma del Diritto di Famiglia.
L'accoglimento solo della metà del Progetto costituirebbe una radicale inversione di tendenza nel processo di allontanamento dell'Italia dall'Europa e riporterebbe di colpo il nostro Paese all'avanguardia nella definizione legislativa di istituti idonei a dare forma agli affetti, alle esigenze ed ai diritti dei cittadini, nonché a fornire tutela alle parti più deboli dei rapporti familiari, in un quadro di legalità ed eguaglianza.

 
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