LA CONTINUITÀ DEL PROGETTO RADICALE E L’OPERA DI LORIS FORTUNA
di Marco Pannella
L’impegno politico e civile di Loris Fortuna ha contribuito al movimento culturale che ha consentito all’Italia di compiere grandi passi in direzione dell’adeguamento del diritto delle persone e della famiglia alla modernità.
È singolare ed importante rilevare che alcune riforme sono già nell’animo dei cittadini e nell’attualità dei tempi, ma non emergono e non diventano legge senza battaglie civili e di opinione di grande portata e senza persone che siano in grado di intuirle e di portarle avanti con convinzione.
È altresì importante rilevare che quando costoro riescono ad avere un completo e corretto rapporto con i mezzi di informazione e gli strumenti della pubblica opinione, le forze della conservazione, sempre pronte ad opporsi ad ogni cambiamento, sono inevitabilmente sconfitte.
Questa “lezione” è stata ben recepita dai conservatori, i quali hanno, da allora, evitato scontri in campo aperto e hanno adottato “tecniche di guerriglia”, imparando a sommare i propri voti con gli assenteisti, i distratti e chiunque fosse, per qualsiasi ragione, non in condizione di esprimere una volontà referendaria, puntando sul non voto e sulla negazione della trasparenza democratica come prima opzione per poter vincere una consultazione.
Soprattutto, grazie alle esperienze del passato, i conservatori hanno compreso e considerato assolutamente prioritaria l’esigenza di precludere al paese un accesso democratico agli strumenti di informazione di massa ed hanno attuato ciò con tecniche sempre più accurate ed efficaci, e antidemocratiche
Non voto, mancanza di informazione e di confronto politico sono stati gli strumenti con i quali l’attività di riforma iniziata negli anni settanta è stata frenata e bloccata, per restare tale fino a che un nuovo movimento di ispirazione radicale, simile a quello cui fortuna partecipò, non riuscirà a farla ripartire.
Loris Fortuna, partigiano antifascista ed esule dal partito comunista dopo che i fatti di Ungheria ne avevano disvelato il volto, avrebbe voluto, sin dal 1963, proporre l’introduzione del divorzio in italia, ma, all’epoca, accolse gli inviti alla cautela ed all’attesa che gli venivano dallo stesso partito socialista cui aveva, intanto aderito.
Nel 1965 tuttavia, egli, considerato il nuovo clima che, grazie specialmente all’attività della LID (lega italiana del divorzio) e dei Radicali, di forze politiche e culturali, stava maturando, ruppe gli indugi e, d’intesa con il liberale Baslini, presentò la proposta, che, il primo dicembre 1970, fu approvata e divenne legge dello stato, con 325 sì e 283 no alla Camera e 164 sì e 150 no al Senato.
Si tratta di numeri nell’attualità inconcepibili, ma che esprimevano, all’epoca, una volontà parlamentare del tutto corrispondente, come confermato dal referendum dell’11 maggio 1974, alla volontà popolare.
Tale corrispondenza di idee, tra Parlamento e popolo che l’ha eletto, dovrebbe costituire un evento del tutto normale, anzi indubitabile, cartina di tornasole dell’effettività della democrazia. nell’attualità invece è lecito porla in dubbio, nel momento in cui i sondaggi dimostrano che oltre il 70% degli intervistati è favorevole a proposte come il c.d. “divorzio breve” e le stesse non sono approvate (né prese in considerazione) dal parlamento. Occorre quindi, anzi urge riconquistarla, obiettivo storico prioritario, oggi, di cui quest’opera, la fatica ammirevole, in primo luogo, di Bruno de Filippis sono raro, prezioso esempio, testimonianza della resistenza attiva, propositiva.
La partecipazione di Loris Fortuna al vittorioso impegno in favore del divorzio non rappresentò il suo unico obiettivo, in quanto egli si battè per altre materie che sono state sempre al centro dell’impegno Radicale e che oggi sono parte integrante delle proposte di riforma del diritto delle persone e della famiglia, come l’aborto, la tutela della dignità del malato e l’eutanasia passiva, l’abolizione degli annullamenti automatici da parte della Sacra Rota, la riduzione dei tempi del divorzio (proposta del 1979, poi accolta, nella misura che conosciamo, nel 1987, dopo la sua morte).
Alcune di quelle idee furono accolte, altre rappresentano tuttora questioni aperte e sospese, battaglie da completare o da ricominciare.
Le commissioni che nel 2008 si sono costituite e nel 2009 hanno completato il proprio lavoro, proponendo una radicale riforma del Diritto delle persone e della famiglia, presentata in questo volume, hanno tenuto ben presente ciò ed hanno lavorato in questa prospettiva.
L’opera di Fortuna, dei Radicali e di quanti hanno portato avanti con loro queste battaglie non è affatto conclusa.
Anche oggi, come all’epoca in cui il divorzio esisteva in altri Paesi occidentali e non in Italia, vi è un problema di Diritto di Famiglia “europeo”. Anzi, nell’attualità, il “gap” tra l’Europa e l’Italia si è accresciuto, e il nostro paese è precipitato tra quelli più tradizionalisti e meno aperti all’evolversi dei tempi e all’emersione di una democrazia matura, nel campo dei diritti dei cittadini, delle libere scelte, dell’uguaglianza sostanziale.
Il lavoro svolto dalle Commissioni per la Riforma è di grande spessore e di enorme apertura culturale e sociale.
Gli studiosi, le associazioni, i cittadini che hanno lavorato a questo progetto non si sono fatti condizionare da strategie partitiche o calcoli di convenienza, ma hanno immaginato “in grande”, una complessiva riforma, per realizzare ciò che, a loro giudizio, dovrebbe essere oggi un “Diritto della ragione”, aperto alle esigenze e alle aspettative degli uomini e delle donne del nostro tempo.
La classe politica ha il dovere di non ignorare questo lavoro, ma di fornire risposta a tutti gli interrogativi che esso pone.
Ove esso fosse, anche non integralmente, tradotto in legge, l’Italia riannoderebbe i fili con la linea di progresso segnata dalla riforma del Diritto di Famiglia del 1975, percorrendo la strada che porta a completarla, nella linea di un pensiero occidentale radicale e moderno, all’interno del quale Loris Fortuna può essere accostato a Tony Blair a Josè Luis Zapatero e a tutti coloro che si battono per eliminare ingiustizie e disuguaglianze.
Negli anni settanta, il Paese aveva imboccato una strada che, attualmente, tramite strenue difese del “diritto della tradizione” e con convinti tentativi di restaurazione, si cerca di far in modo che abbandoni definitivamente.
Al contrario, ove questo progetto venisse adottato, quella strada sarebbe definitivamente ritrovata. È quanto come Radicali perseguiremo, in parlamento e nel paese, grazie alla preziosa opera delle Commissioni per la Riforma e – è necessario e onesto – ribadirlo la determinazione, la sapienza, la generosità di Bruno de Filippis, cui dovrà comunque e sempre andare la riconoscenza per il suo proseguire e rianimare le grandi lotte civili che di nuovo urgono nel nostro Paese.
uttavia, egli, considerato il nuovo clima che, grazie specialmente all’attività della LID (lega italiana del divorzio) e dei Radicali, di forze politiche e culturali, stava maturando, ruppe gli indugi e, d’intesa con il liberale Baslini, presentò la proposta, che, il primo dicembre 1970, fu approvata e divenne legge dello stato, con 325 sì e 283 no alla Camera e 164 sì e 150 no al Senato. Si tratta di numeri nell’attualità inconcepibili, ma che esprimevano, all’epoca, una volontà parlamentare del tutto corrispondente, come confermato dal referendum dell’11 maggio 1974, alla volontà popolare. Tale corrispondenza di idee, tra Parlamento e popolo che l’ha eletto, dovrebbe costituire un evento del tutto normale, anzi indubitabile, cartina di tornasole dell’effettività della democrazia. nell’attualità invece è lecito porla in dubbio, nel momento in cui i sondaggi dimostrano che oltre il 70% degli intervistati è favorevole a proposte come il c.d. “divorzio breve” e le stesse non sono approvate (né prese in considerazione) dal parlamento. Occorre quindi, anzi urge riconquistarla, obiettivo storico prioritario, oggi, di cui quest’opera, la fatica ammirevole, in primo luogo, di Bruno de Filippis sono raro, prezioso esempio, testimonianza della resistenza attiva, propositiva. La partecipazione di Loris Fortuna al vittorioso impegno in favore del divorzio non rappresentò il suo unico obiettivo, in quanto egli si battè per altre materie che sono state sempre al centro dell’impegno Radicale e che oggi sono parte integrante delle proposte di riforma del diritto delle persone e della famiglia, come l’aborto, la tutela della dignità del malato e l’eutanasia passiva, l’abolizione degli annullamenti automatici da parte della Sacra Rota, la riduzione dei tempi del divorzio (proposta del 1979, poi accolta, nella misura che conosciamo, nel 1987, dopo la sua morte). Alcune di quelle idee furono accolte, altre rappresentano tuttora questioni aperte e sospese, battaglie da completare o da ricominciare. Le commissioni che nel 2008 si sono costituite e nel 2009 hanno completato il proprio lavoro, proponendo una radicale riforma del Diritto delle persone e della famiglia, presentata in questo volume, hanno tenuto ben presente ciò ed hanno lavorato in questa prospettiva. L’opera di Fortuna, dei Radicali e di quanti hanno portato avanti con loro queste battaglie non è affatto conclusa. Anche oggi, come all’epoca in cui il divorzio esisteva in altri Paesi occidentali e non in Italia, vi è un problema di Diritto di Famiglia “europeo”. Anzi, nell’attualità, il “gap” tra l’Europa e l’Italia si è accresciuto, e il nostro paese è precipitato tra quelli più tradizionalisti e meno aperti all’evolversi dei tempi e all’emersione di una democrazia matura, nel campo dei diritti dei cittadini, delle libere scelte, dell’uguaglianza sostanziale. Il lavoro svolto dalle Commissioni per la Riforma è di grande spessore e di enorme apertura culturale e sociale. Gli studiosi, le associazioni, i cittadini che hanno lavorato a questo progetto non si sono fatti condizionare da strategie partitiche o calcoli di convenienza, ma hanno immaginato “in grande”, una complessiva riforma, per realizzare ciò che, a loro giudizio, dovrebbe essere oggi un “Diritto della ragione”, aperto alle esigenze e alle aspettative degli uomini e delle donne del nostro tempo. La classe politica ha il dovere di non ignorare questo lavoro, ma di fornire risposta a tutti gli interrogativi che esso pone. Ove esso fosse, anche non integralmente, tradotto in legge, l’Italia riannoderebbe i fili con la linea di progresso segnata dalla riforma del Diritto di Famiglia del 1975, percorrendo la strada che porta a completarla, nella linea di un pensiero occidentale radicale e moderno, all’interno del quale Loris Fortuna può essere accostato a Tony Blair a Josè Luis Zapatero e a tutti coloro che si battono per eliminare ingiustizie e disuguaglianze. Negli anni settanta, il Paese aveva imboccato una strada che, attualmente, tramite strenue difese del “diritto della tradizione” e con convinti tentativi di restaurazione, si cerca di far in modo che abbandoni definitivamente. Al contrario, ove questo progetto venisse adottato, quella strada sarebbe definitivamente ritrovata. È quanto come Radicali perseguiremo, in parlamento e nel paese, grazie alla preziosa opera delle Commissioni per la Riforma e – è necessario e onesto – ribadirlo la determinazione, la sapienza, la generosità di Bruno de Filippis, cui dovrà comunque e sempre andare la riconoscenza per il suo proseguire e rianimare le grandi lotte civili che di nuovo urgono nel nostro Paese.


