Riforma del diritto di famiglia: le nuove libertà NON sono soltanto questioni di “minoranze”
Riforma del diritto di famiglia: le nuove libertà NON sono soltanto questioni di “minoranze”
di Marco Cappato
Siamo partiti dal Convegno Amore civile, per un tentativo di “tenere tutto insieme”, di non occuparsi solo di una questione particolare, come è stato fatto in questi anni, quando è stata ridotta tutta la questione delle “famiglie” a una sorta di “rappresentanza di interessi particolari”.
Oggi delle discriminazioni ci sono, e vanno superate non certo riducendo il problema a quello di minoranze che più fanno sentire la propria voce e meglio riusciranno ad eliminare la propria specifica discriminazione. Questo schema ha fallito. Non è più nemmeno vero per il mondo del lavoro, dove il lavoratore non definisce più la propria identità nell’essere tale, né il “padrone” nell’essere “padrone”, ma sono tutti al tempo stesso produttori, lavoratori, consumatori. Ancora meno vero è perciò quando è in gioco un insieme molto più complesso di interessi, quell’ ”amore civile” dove la libertà sessuale, la libertà nel mettere su una famiglia, la non discriminazione nell’accesso al lavoro riguardano sia la “questione femminile” che la “questione omosessuale”. Molte le discriminazioni che emergono nella nostra società: discriminazione dei figli nati fuori dal matrimonio, di un’unione rispetto all’altra, di un sesso rispetto all’altro, di una malattia rispetto ad un’altra. E’ difficile “chiamare a raccolta” sui singoli temi, perché è difficile “chiamare” in termini di comunicazione, ed è anche difficile “raccogliere”, cioè dare uno strumento, uno sbocco politico ai diversi interessi in gioco. Va recuperata la radicalità dello scontro, perché nei due anni di dibattito su “DICO e dintorni” si è persa di vista la questione epocale: quella della famiglia e delle famiglie. La natura umana è anche storia, e cambia con la storia dei rapporti sessuali, dei rapporti di famiglia. Siamo arrivati a un tempo in cui non c’è più un legame obbligato tra sesso-amore-riproduzione-convivenza.
Occuparsene significa occuparsi di realtà sociali assolutamente maggioritarie, andando oltre la della difesa di una minoranza. Esiste, certo, un problema di discriminazione, che va affrontato.
Stiamo facendo una battaglia che non riguarda una minoranza, ma la stessa antropologia, il 100% delle libertà sessuali, di convivenza, di amicizia, di rapporti produttivi, persino di politiche abitative. Le nuove tecnologie sulla fecondazione assistita, sugli anticoncezionali separano nessi obbligati tra sesso, amore, convivenza, lavoro. Tutto ciò sta già accadendo indipendentemente dalle leggi. Il nostro problema è allora quello di salvare il valore delle leggi e della democrazia, perché quando le leggi e la democrazia corrispondono così poco a una realtà sociale, la possono in parte bloccare, producendo danni enormi sulle persone, ma il danno lo subisce la legge stessa. Lo Stato di diritto diventa una cosa che funziona sempre di meno, ha un ruolo sempre meno importante ad aiutare in positivo le scelte individuali.
Ripartiamo attraverso la proposta legislativa, per l’eliminazione di ogni discriminazione di comportamenti sessuali e familiari.
Riproponiamo la radicalità di questo scontro in tutta la sua chiarezza, poi ci possono essere compromessi. Ripartiamo dall’organizzazione politica. Come Associazione Luca Coscioni abbiamo cercato di farlo a partire da quel motto “Dal corpo dei malati al cuore della politica”. Oggi esiste la possibilità tecnologica di collegare persone e iniziative. Intorno a una grande idea di fondo sulla libertà e responsabilità, c’è finalmente la possibilità tecnologica di “tenere assieme”, di connettere l’impegno su fronti diversi: le scelte di autodeterminazione sulla salute e la libertà di cura, l’eutanasia, il testamento biologico, la fecondazione assistita, le scelte di sessualità, di famiglia.
Abbiamo la necessità di recuperare un radicamento nella società su queste battaglie, senza avere la pretesa di dire “io sono rappresentante dei malati di questa malattia, o delle donne, o degli omosessuali,...”. Questa impostazione è stata una delle ragioni dei fallimenti recenti. Nonostante la società e le tecnologie andassero verso una direzione, siamo stati incapaci nel nostro Paese – al contrario di altri - di realizzare riforme di libertà.
La vecchia idea della “cinghia di trasmissione” - in base alla quale c’è un problema sociale, c’è chi si batte per il problema sociale, poi c’è il rappresentante del problema sociale nel sindacato e poi c’è il rappresentante del problema sociale in Parlamento - è un’idea perdente. Oggi serve un nuovo modello di associazione “aperta”, che raccoglie anche la sfida del caso individuale, cercando di fare “massa critica” di singoli problemi senza pretese di omogeneità “ideologica”. Ciò non obbliga a fare tutti le stesse battaglie, ma pone la sfida di non essere settari sul piano dello schieramento, sul singolo problema, e aprirsi il più possibile ai problemi degli altri.
Un esempio concreto è il portale “Soccorso Civile” dell’Associazione Luca Coscioni, dove forniamo questo servizio: un tuo parente ha bisogno dell’eutanasia? Noi ti spieghiamo come andare in Svizzera per l’eutanasia, oppure come ottenere legalmente in Italia la sospensione delle terapie (come ha fatto Piergiorgio Welby dopo tre mesi di lotta con l’aiuto di giuristi, di avvocati, di medici).
Un esempio concreto è stata l’azione dei cittadini informati e sostenuti dalle associazioni, hanno scelto di difendersi da una cattiva legge, la legge sulla fecondazione assistita. Nella ricerca di tutele non ha risposto la politica, ma ha risposto la Corte Costituzionale, dichiarando illegittima una parte della legge 40 del 2004, la parte più dannosa per la salute dei cittadini italiani infertili. Eppure c’è da dire noi cittadini, alcuni politici, Luca Coscioni nel 2004 avevano già condannato quella parte di legge. Oggi la ragione dei giusti è stata affermata.
In questo senso l’amore civile è diventato con questo progetto di riforma del libro I del Codice Civile “Delle persone e della famiglia”un progetto di riforma con le persone, le associazioni, gli esperti, i giuristi, la società che chiede alla politica, ma che agisce in prima persona dove alle richieste non vi sono risposte concrete.


